Esistono luoghi dove si archiviano i segni del tempo e la memoria e altri dove germoglia il futuro. La Cura nasce dall’intersezione tra questi: una sala di lettura e studio situata all’interno di un edificio restituito alla città attraverso un percorso di rigenerazione urbana coraggioso e innovativo.
Oltre la casa, oltre il lavoro: il Terzo Luogo
La Cura è un autentico Terzo Luogo: uno spazio vitale che si distingue dai confini domestici e dalle pressioni produttive dell’ufficio o della scuola. È un territorio neutro e accogliente dove la solitudine dello studio si trasforma in presenza condivisa, dove il silenzio è rispetto reciproco e dove la comunità si ritrova per crescere. Non è solo un posto dove sedersi con un libro, ma un’ancora sociale per il quartiere e per la città.
Ideato e curato da L’Arsenale di Napoli per La Santissima Community Hub, con il sostegno della Regione Campania – Direzione Generale per il Governo del Territorio – SETTORE 212.02.00 (Avviso Qualità dell’ Architettura D.D.153/2024), lo spazio è il risultato di un’azione corale.
La visione strutturale di Urban Value e Coop4Art, che hanno investito nella rigenerazione dell’edificio, si intreccia con il design sostenibile di ReMade Community Lab, che che ha realizzato gli arredi funzionali della sala da materiale di riciclo, con la ricerca culturale di Ex-Voto [radical public culture], associazione dedita alla produzione contemporanea che ha curato l’anima artistica del luogo, proponendo di farvi “abitare” un’opera ambientale di Simona Da Pozzo; il tutto immerso nell’energia della Community di artisti, creativi, operatori culturali e sociali de La Santissima.
La cultura come gesto di attenzione
Il nome riflette una missione collettiva: la cultura come gesto di attenzione verso se stessi e verso il bene comune. Questo impegno si declina in tre movimenti:
curare la mente: uno spazio protetto, dotato di connessione Wi-Fi e postazioni elettrificate, dedicato all’approfondimento;
curare l’ambiente: il riuso creativo di volumi architettonici antichi e l’impiego di arredi nati dal recupero materico;
curare il legame: una piazza coperta, priva di barriere architettoniche, dove la lettura condivisa e gli eventi culturali diventano strumenti di coesione.